
UN RACCONTO VALE L’ALTRO?
L’IRRINUNCIABILE VALORE ESEMPLARE DEL REPERTORIO CLASSICO
- DECLINO DELL’ANTICO, DECLINO DELLA CONOSCENZA. La moderna pedagogia, di orientamento in prevalenza anglosassone, nel corso degli ultimi decenni ha profondamente trasformato il metodo di lavoro dei docenti, oggi basato, prima ancora che sui contenuti, sulle modalità della trasmissione del sapere. Senza discutere i meriti di tale prassi, che ha consentito di esaminare e valorizzare le singole specificità degli stili di apprendimento degli studenti, da tempo, dalle attività collegiali alla stessa formazione dei docenti, l’attività radicata sui contenuti si è progressivamente diradata. Nel valutare oggi lo scarso bagaglio di conoscenze dei ragazzi, sovente lamentato dagli adulti e interpretato talvolta sbrigativamente come conseguenza di condizionamenti esterni, non andrebbero sottovalutati alcuni fattori interni al mondo scolastico: nello sforzo di recepire le più recenti politiche della scuola che privilegiano la componente interiore del singolo allievo – psicologica, caratteriale e incentrata sui processi conoscitivi –, si sta marginalizzando progressivamente la dimensione collettiva del sapere, per tradizione, da un secolo, una delle cifre più evidenti del modello educativo italiano. Questo contesto di squilibrio ha determinato due conseguenze: quella, più immediata, di una crescente erosione dei contenuti disciplinari, soprattutto in ambito umanistico, che priva i futuri cittadini degli strumenti necessari per interpretare consapevolmente e criticamente il presente; l’altra è la prospettiva, per i futuri adulti, di un nuovo modello di esistenza ripiegata su se stessa e chiusa, al più, entro l’orizzonte circoscritto delle relazioni personali o del futuro ambiente di lavoro. Il mondo esterno, con i suoi conflitti le sue differenze le sue passioni i suoi fermenti, tutto ciò che insomma muove la storia, che ispira il pensiero e il talento poetico… diventa un corpo estraneo. Ciò non significa, peraltro, che l’esigenza di colmare dei vuoti cognitivi non venga ancora sentita: lo testimoniano discipline come educazione civica o numerose iniziative promosse dalle scuole per suscitare l’attenzione degli studenti su questioni di attualità. Ma un’analisi eccessivamente appiattita sul presente soffrirebbe di miopia se la si privasse di frequenti occasioni di raffronto e di una visione d’insieme che solo uno sguardo complessivo sul lungo cammino della civiltà umana può garantire. All’interno di questo passato si distingue a nostro giudizio la funzione paradigmatica imprescindibile del repertorio antico.
- TRADIZIONE CLASSICA E IMMAGINARIO COLLETTIVO. Lo studio della civiltà greca e latina, con il suo ricco patrimonio di racconti, ha tradizionalmente appassionato e alimentato l’immaginario di ininterrotte generazioni di italiani in ogni ordine di studi: lo ha fatto fin dalla scuola dell’infanzia, sotto forma di miti, di narrazioni attinte dal repertorio epico e storico. Lo ha fatto anche, nei secoli, per aver ispirato le più alte manifestazioni dell’ingegno umano, dal pensiero alla poesia alle arti figurative. Per questo dovrebbe appartenere alla scuola nel suo insieme, non al solo indirizzo classico, la convinzione dell’insostituibilità di tale patrimonio per la formazione del futuro cittadino.
- L’IMPORTANZA DI RACCONTARE L’ANTICO. Questa presenza, come detto, si è drasticamente ridotta negli ultimi tempi, anche per il suo drastico ridimensionamento imposto in anni recenti nei programmi della scuola primaria e secondaria di primo grado. La scelta di intervenire in questo senso risponde all’esigenza di ripopolare la scuola di questa presenza rilanciando la modalità espositiva della narrazione, trascurata negli stessi manuali di storia delle classi elementari. Inoltre, come ci è possibile constatare, gli allievi del primo anno di scuola superiore attraversano ancora una fascia di età i cui bisogni cognitivi non possono prescindere del tutto dalla dimensione della fabula e non possono essere pienamente soddisfatti da esercizi di mera astrazione.
- ATTUALITÀ DELL’ANTICO. Preservare lo spirito del modello educativo italiano significa proseguire la sua missione di formare cittadini sensibili ai problemi del mondo esterno, dotati di uno spirito critico e interessati al bene collettivo. Invitare a esplorare il mondo antico attraverso i suoi racconti significa in particolare trasmettere agli allievi un patrimonio di insuperato valore educativo che aiuta a leggere consapevolmente il presente. Significa esplorare il luogo dell’invenzione della politica, con la nascita della figura del cittadino e dei sistemi di governo che gli conferiscono centralità, insieme al lessico politico e istituzionale che è entrato a far parte del vocabolario di tante lingue distanti fra loro. Significa approfondire il messaggio etico e la densità filosofica del mito. Significa affinare la sensibilità estetica di tutti, nella convinzione che questa non debba essere prerogativa esclusiva di una fascia socialmente privilegiata. Significa mettere lo studente nelle condizioni di valutare pienamente i progressi e le conquiste civili di cui oggi beneficiamo risalendo alle matrici greco-romane di φιλανθρωπία e di humanitas, che diedero impulso alla valorizzazione della dignità della persona umana e alla promozione di una cultura universale.
- NELLO STUDIO DELLA STORIA ANTICA NESSUNA STERILE NOSTALGIA DEL PASSATO. Il vasto repertorio storiografico dell’antichità, che ha nutrito nei secoli la nostra cultura e formato gli allievi italiani, ci ha lasciato una visione aperta e dinamica delle vicende umane. Basti pensare al relativismo di Erodoto contro la pretesa di teorizzare un sistema di valori assoluti. O a Tucidide, che rinuncia laicamente a una visione deterministica della storia ma allo stesso tempo, nell’additare i racconti del passato come “acquisizione perenne” per i posteri, analizza in chiave scientifica la dinamica dei comportamenti umani in un contesto collettivo (in termini che oggi definiremmo “antropologici”), offrendoli come strumento per analizzare il presente in ogni epoca. Oppure a Livio, che celebrando la gloria romana contribuì allo stesso tempo alla costruzione del mito di Annibale nemico giurato di Roma. O a Tacito, il quale insieme alle miserie dei suoi tempi deplorava la sterilità di un anacronistico ritorno al passato. Esempi fra i tanti che si possono produrre a testimonianza di come lo studio della storia antica esprima una visione quanto di più lontana da una prospettiva nostalgica o etnocentrica.
- LA DISTANZA “RASSICURANTE” DEL REPERTORIO ANTICO. Ricordava Quintiliano che “per la maggior parte, le testimonianze dell’antichità” (testimonia… pleraque ex vetustate ) hanno la caratteristica di risultare “più potenti per il fatto di essere le sole esenti dall’accusa di essere viziate da un pregiudizio a favore o contro” (hoc potentiora quod ea sola criminibus odii et gratiae vacant). Cinque secoli prima di lui ad Atene era stato imposto agli autori della tragedia – uno dei generi più densi di significato politico che il genio poetico abbia espresso – di non ispirarsi a eventi attuali, al fine di preservare le folle presenti in teatro da emozioni troppo intense e viscerali. La tragedia prese così a rappresentare l’attualità, ma calandola nell’atmosfera lontana del mito e dando voce ai suoi personaggi primordiali. Analogamente oggi, chiunque si sforzasse di analizzare con equilibrio le guerre intestine che agitano il mondo contemporaneo, troverebbe estremamente istruttiva la lezione, dalla profondità inarrivabile, dei testi tragici, quando riflettevano sulle lacerazioni civili che dilaniavano il mondo greco. Dante rappresentò se stesso e il suo secolo con passione e partigianeria, ma inserendoli, non a caso, nella lontana cornice del mondo ultramondano. Machiavelli, che in polemica con la cultura umanistica disapprovava il culto acritico dei classici, sfruttò i testi antichi per trarne principi di azione politica, come quando nei Discorsi sottoponeva a torsione il testo di Tito Livio per fare dello storico latino il portavoce delle proprie istanze repubblicane, pericolose per la loro portata eversiva in anni dominati dalla Signoria medicea. Sono questi solo alcuni esempi dell’efficacia di exempla tratti da tempi e luoghi distanti dal presente, modelli che aiutano a interpretarlo con lucida empatia, sine ira et studio.
- TECNOLOGIA E CONOSCENZA. Le modalità di trasmissione del repertorio antico sono per tanti versi da riaggiornare alla luce delle opportunità offerte dai nuovi strumenti tecnologici, che consentono oggi di sfruttare le opportunità degli apparati multimediali per guidare gli allievi a esplorare le risorse della rete e fare di queste ultime uno straordinario moltiplicatore di conoscenze. Il problema è che i più giovani, nativi digitali, sono meno portati ad apprezzare questa opportunità rispetto ai più adulti, i quali hanno avuto modo di vivere con stupore la transizione verso l’era informatica. Per coinvolgere gli allievi a utilizzare consapevolmente questi strumenti a loro più familiari, il solo sforzo di stimolare la loro curiosità potrebbe quindi rivelarsi vano senza esercitare, allo stesso tempo, varie forme di pressione. Per questo motivo, considerato che in genere gli studenti non sono portati a farlo autonomamente, sarà necessario sollecitarli a reperire in rete le fonti autonomamente a casa, o collegialmente in classe.
- UNA SPERANZA. Rimane, in conclusione, l’auspicio che questa iniziativa non rimanga un episodio isolato e che analoghe proposte siano attualmente adottate altrove. Rimane soprattutto il desiderio che a livello nazionale venga rilanciata nelle scuole la trasmissione del patrimonio classico, messaggio di alto umanesimo, lascito di genio e di bellezza, genuina manifestazione di sacralità della natura, repertorio di conoscenze indispensabile per l’esercizio di una cittadinanza attiva e insieme consapevole, paradigma di cultura autenticamente plurale.

